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La fantastica stagione di Herlings raccontata da Edoardo Pacini, direttore di Motocross

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La fantastica stagione di Herlings raccontata da Edoardo Pacini, direttore di Motocross

A Edoardo Pacini, che dirige lo storico mensile italiano Motocross, chiediamo un autorevole commento sulla stagione MXGP in corso. Il campionato 2018, che ci ha regalato un epico confronto tra due fenomeni assoluti (Cairoli e Herlings) volge al termine. Ne approfittiamo per capire insieme quali equilibri sono nati nella classe regina con l'arrivo dell'asso olandese.

Ti aspettavi questo salto, anche di maturità agonistica, da parte di Herlings? Cos'è cambiato rispetto al passato? Preparazione atletica, mentalità, moto?

«Herlings non ha stupito: era prevedibile. Dalla seconda metà dello scorso anno è nettamente il più veloce e completo. Sono semmai sorpreso dalla straripante forza dell’olandese: non credevo vincesse tanto.
E’ cresciuto. E’ evidente. Ma poiché sbaglia meno rispetto al passato, abbiamo la sensazione che l’Herlings 2018 sia il frutto di un fisiologico processo di maturazione. In realtà la sua superiorità è tanta e tale che quest’anno può correre vincendo senza spingere oltre i limiti di sicurezza. E agli occhi di molti sembra un pilota più maturo. Non è un caso che si sia infortunato in allenamento e non in gara, dove peraltro non mi pare di averlo visto quasi mai rischiare più del necessario. Sono caduti tutti. E tutti han messo bende e cerotti: Febvre, Gajser, Cairoli. Così, per citare nomi noti. Lui no. E la frattura alla clavicola è frutto di una distrazione in allenamento.

«Gli anni in MX2 sono stati per lui diversi. La 250 è una moto che può essere portata al limite da molti piloti. Ed una volta trovato quel limite le differenze tra l’uno e gli altri sono molto spesso ridotte al nulla. Il motocross a 4T è anche questo: stili di guida omologati, prestazioni sul giro simili, traiettorie imposte e condivise.
Quando Herlings guidava la quarto di litro per fare la differenza doveva rischiare. E spesso sbagliava. Tixier e Gajser si sono aggiudicati i rispettivi titoli proprio grazie alle disgrazie dell’olandese.

«La MXGP gli permette di fare la differenza. Sfruttare la 450 è cosa per pochi. Lui lo fa come nessuno. E questo ha creato una spaccatura. Herlings ha la forza di guidare una 450 come fosse una 250. In alcune situazioni è impressionante. La sua fisicità ricorda quella di James Stewart. La sua velocità di percorrenza in curva quella del miglior Villopoto. Lui però è soprattutto Herlings, il pilota che ha smentito con i fatti chi pensava fosse incapace di correre lontano dai guai per un intero campionato. Ha vinto sbagliando meno di tutti e lo ha fatto in tutte le condizioni. Il Campionato del Mondo si corre per quattro quinti su piste di cui si conosce ogni cosa. Un anno dopo l’altro, il circuito iridato fa tappa negli stessi tracciati.

In un passato più o meno remoto, un Paese ospitante organizzava i Gran Premi in impianti molto diversi per caratteristiche sfruttando il principio della rotazione: ora non più. Le piste “nuove” dei Paesi entrati recentemente nel calendario iridato, sono realizzate con gli stessi principi, sono molto simili tra loro. E allora zero sorprese. Herlings vince e vincerà per molto tempo ancora».

La stagione di Cairoli è superlativa, ma ha in casa un rivale fortissimo. Forse il più forte pilota del mondo oggi. Vedi sfumare la possibilità che Tony agguanti un giorno il decimo titolo, che lo porrebbe al livello del grande Stefan Everts?

«Nove o dieci titoli… non vedo differenza. La grandezza di un pilota si misura in tante maniere. Un periodo storico non può essere confrontato a un altro. Il valore di Cairoli resta assoluto. La sconfitta di questa stagione lo rende ancora più grande. E’ stato il miglior Tonino di sempre. Il solo capace di mettere un po’ di pressione ad Herlings. Questo purtroppo non è bastato.
Non credo che il problema sia eguagliare il record di Stefan Everts. Per come la vedo io, il problema è più grande. Nel 2015 e 2016, il titolo della MXGP è andato a Febvre prima e a Gajser poi. Ma Cairoli sapeva perché era uscito sconfitto. Oggi si ritrova di fronte un avversario fortissimo che potenzialmente potrebbe crescere ancora: Herlings è un classe 94! Il prossimo anno Tony avrà 34 anni e qualche acciacco in più. Potrà far meglio di quest’anno? Sarebbe miracoloso e tutti noi ce lo auguriamo. Però mi chiedo: avrà ancora voglia di continuare sapendo di doversi confrontare con un pilota apparentemente imbattibile?».

Direttore, parlaci dei giovani crossisti italiani. Dopo Cairoli cosa c'è? Avremo altri campioni paragonabili al siciliano?

«Il dopo Cairoli è in bianco e nero… Almeno nell’immediato futuro. Per rivedere brillare “l’azzurro” credo sia necessario aspettare con fiducia e ottimismo. Ma anche con la consapevolezza che dietro l’angolo non ci sono giovani capaci di raccogliere la pesante eredità di Antonio».

Motocross è questo mese in edicola con AboutBMW. Cos'hanno in serbo i saloni autunnali per il costruttore bavarese? L'evoluzione nel motocross appare invece ferma da alcuni anni. Come vedi la moto da cross del futuro?

«EICMA non è lontana. E BMW, al pari dei più importanti costruttori, qualcosa di nuovo ci farà vedere. Si fa un gran parlare di una GS “anabolizzata” (qualche centimetro cubo di cilindrata in più giustificato dalla necessità di arrivare pronti all’Euro5), della nuova Supersportiva S1000RR e della sorellina: la RR310.
Non sono più un mistero le nuove colorazioni introdotte nella gamma 2019 e quei piccoli cambiamenti nelle dotazioni e negli optional. Cose di cui abbiamo abbondantemente parlato nel numero di AboutBMW da qualche giorno in edicola.

«Riguardo alle moto da cross del futuro non abbiamo grandi indicazioni. Le moto di produzione sono capaci di performance straordinarie. E allora solo vincoli regolamentari o nuove normative potrebbero determinare importanti cambiamenti. Ma al momento si va avanti a piccoli passi».

Foto: Massimo Zanzani e Rivista Motocross